TECNO IMPIANTI INTERNATIONAL S.R.L.
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Tecnoimpianti Riccione progetta e realizza: Accessori per acquari - Vivai per ristoranti, pescherie, supermercati e ipermercati - Sistemi di rifinitura molluschi - Centri depurazione molluschi - Impianti di mantenimento prodotti ittici per grossisti ed importatori - Realizzazione ambientazioni per ristoranti, pescherie, supermercati - Impianti industriali mantenimento crostacei - Acquari vivai.

Impianto Danubio New
Impianto a tre vasche sovrapposte interamente in vetroresina ad uso alimentare coibentata. Bordo antiscivolo per le prime due vasche. Scocca indeformabile di colore bianco con vasca azzurra. Finitura accurata. Griglia visibile in acciaio inox. Regolazione della temperatura con termostato a display digitale. Minor consumo energetico. Ossigenazione regolabile silenziosa ed omogenea in tutta la vasca.
Eliminazione di germi e batteri con bassissima mortalità del prodotto ittico. Facile gestione. Minima manutenzione.
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Impianto Iceberg
Impianto a tre vasche sovrapposte interamente in vetroresina ad uso alimentare coibentata. Bordo antiscivolo per le prime due vasche. Scocca indeformabile di colore bianco con vasca azzurra. Finitura accurata. Griglia visibile in acciaio inox. Regolazione della temperatura con termostato a display digitale. Minor consumo energetico. Ossigenazione regolabile silenziosa ed omogenea in tutta la vasca. Eliminazione di germi e batteri con bassissima mortalità del prodotto ittico. Facile gestione. Minima manutenzione.
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Impianto Iceberg Economy
Impianto a tre vasche sovrapposte interamente in vetroresina per uso alimentare coibentata, senza guscio esterno. Bordo antiscivolo per le prime due vasche. Regolazione della temperatura con termostato a display digitale. Minor consumo energetico. Eliminazione di germi e batteri con bassissima mortalità del prodotto ittico. Minima manutenzione. Facile gestione.
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Impianto Oceania
Tre vasche sovrapposte a scalare con bordo antiscivolo sul lato frontale delle due vasche maggiori. Tutte in vetroresina coibentata, ad uso alimentare. Impianto di ossigenazione dell'acqua a caduta con due pompe di circolazione dell'acqua: una di aspirazione vasche e carico filtro, l'altra di aspirazione filtro e carico vasche.  Eliminazione di germi e batteri con bassissima mortalità del prodotto ittico. Facile gestione. Minima manutenzione.
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LA SOCIETÀ
A Riccione, nel cuore dell'Adriatico, laddove la tradizione marinara ha le sue radici più forti, sorge la TECNO IMPIANTI, un'azienda di progettazione, costruzione, commercializzazione e installazione di acquari vivai e di impianti industriali per il mantenimento di crostacei, pesci e molluschi eduli lamellibranchi. Nel capannone di proprietà, in via Montefeltro 32, la costruzione di queste apparecchiature si poggia sulla sintesi compiuta tra le soluzioni tecnologiche ed ingegneristiche più avanzate e l'accuratezza e la precisione della lavorazione artigianale, facendo di ogni singolo impianto un prodotto altamente rifinito. Quasi un "marchio d'autore", che ha permesso alla TECNO IMPIANTI di espandersi su tutto il territorio nazionale e acquisire, fra i suoi clienti, primarie catene di ipermercati e grossisti di prodotti ittici di grande caratura.

LA PRODUZIONE
Partendo dall'assunto di porre l'esigenza della clientela sempre al centro delle proprie attività, tutte le strategie aziendali si sono orientate in questa direzione, tanto che, negli oltre dieci anni di vita della società, la TECNO IMPIANTI si è ritagliata un ruolo di assoluto prestigio nel mercato nazionale sia per l'affidabilità dei suoi prodotti che per i continui miglioramenti tecnologici degli stessi. Prove di validità di questa strategia aziendale vincente sono puntualmente venute sia dalle principali manifestazioni fieristiche nazionali ed internazionali, cui l'azienda ha sempre partecipato, sia dai giudizi della Stampa specializzata che, a più riprese, si è occupata della TECNO IMPIANTI. A buona ragione, si può oggi affermare che la società, con la sua vasta gamma di prodotti, è in grado di dare risposte concrete ed altamente efficienti alle esigenze del mercato ittico e, in particolare, di quello della commercializzazione di prodotti ittici e di molluschi eduli vivi.

LA RICERCA
Dalla fase artigianale della costruzione dei primi acquari vivai nel "cortile di casa", destinati ai ristoranti ed alle pescherie, utilizzando strutture in metallo coibentato, acciaio inox e legno, si è poi passati alla costruzione delle prime scocche di acquari con materiale polivinilico e, in particolare, PVC e VTR. Un "itinere" che ha affinato via via la professionalità delle maestranze, sia nell'individuazione del materiale più idoneo (VTR) che nella costruzione degli "stampi", sia nella ricerca dei migliori mastri per la realizzazione delle scocche che per l'ideazione e la progettazione dei prototipi. Il positivo riscontro del mercato, grazie al raffinato design dei prodotti, ma, soprattutto grazie alla completezza e all'efficienza degli impianti, ha convinto l'azienda di aver imboccato la via giusta, stimolando costantemente la volontà di migliorarsi, sia sotto l'aspetto progettuale, che della ricerca delle migliori soluzioni tecnologiche. In questa crescita continua e senza mai abbandonare l'accuratezza artigianale, la TECNO IMPIANTI ha pensato bene di rivolgersi a prestigiosi Istituti di Ricerca per testare i suoi impianti, quale garanzia di assoluta affidabilità per la clientela. Con il Prof. Angelo Savino, del Dipartimento d'Igiene dell'Università di Perugia, è stata avviata una sperimentazione "sul campo", che ha certificato come gli impianti della società siano quanto di meglio ci sia per la sterilizzazione batterica dell'acqua di coltura e per la funzionalità complessiva del sistema. Una collaborazione con la ricerca accademica che è entrata a far parte della strategia aziendale complessiva.

LE NUOVE STRATEGIE AZIENDALI
L'intento della società è quello di integrare al meglio il settore produttivo con quelli della commercializzazione e dell'assistenza post-vendita. Del settore produttivo si sono ampiamente tracciate le strategie operative, mentre l'assistenza post-vendita, pur complessivamente soddisfacente, è suscettibile di nuovi miglioramenti, in grado di aumentare la fiducia della clientela nei confronti delle apparecchiature della TECNO IMPIANTI. Per i prossimi mesi è previsto un primo potenziamento dell'organico, sia nei settori della produzione che in quelli della commercializzazione, in modo che il cliente, ovunque si trovi, sia in grado di mettersi immediatamente in contatto con la società, la senta più "vicina", sia per acquistare nuovi prodotti che per avere risolti i propri problemi. Un potenziamento già inserito nel budget aziendale, e di immediata realizzazione.

LA NUOVA TECNOLOGIA

L’impianto di depurazione a circuito chiuso, per depurare e mantenere vivi e vitali i molluschi, ha la peculiarità di essere modulare ed è costituito da una serie di contenitori plastici, denominati BINS, collegati fra loro in una disposizione spaziale che consente di sviluppare l’impianto in altezza, lunghezza e profondità senza alcuna limitazione. Ogni contenitore plastico (BIN) è costituito come di seguito descritto. Nella parte inferiore è presente una griglia in PVC su cui poggiano i molluschi, al di sotto della quale, grazie all’innesto rapido, viene introdotta una miscela di aria e acqua. Tale miscela, immessa all’interno dei BINS con una leggera pressione, grazie ai fori nella griglia, compie un percorso dal basso verso l’alto dei BINS producendo un effetto di mescolamento dell’acqua che ne garantisce l’aerazione e la purificazione. In questo modo le impurità presenti vengono portate in sospensione e, grazie al tubo di troppo pieno che si trova all’interno dei BINS, tali impurità mescolate all’acqua escono da ogni BIN e passano direttamente, senza fuoriuscire, o nello scolo principale o nel tubo di troppo pieno del BIN che inferiore, senza contaminare il contenuto dei BINS sottostanti. L’acqua con le impurità è convogliata nel sistema di filtraggio costituito da vari passaggi: prefiltrazione, schiumazione, filtrazione, refrigerazione. In seguito l’acqua così trattata viene disinfettata tramite uno sterilizzatore a raggi ultravioletti e rimessa in circolo. L’alimentazione di acqua nel singolo BIN è garantita da una saracinesca che si collega al BIN tramite un innesto rapido. Al tubo all’interno del BIN è collegato un ulteriore tubo denominato tubo di presa d’aria che, grazie all’effetto Venturi prodotto all’interno apporta aria che si miscela all’acqua prima di entrare nel BIN. Ogni BIN è isolabile dal resto dell’impianto semplicemente chiudendo la saracinesca ad esso collegata e staccando il collegamento ad innesto rapido. Il BIN isolato può essere prelevato dal suo alloggio, utilizzando un carrello elevatore, svuotato del contenuto e può essere di nuovo riempito di molluschi e ricollegato all’impianto di depurazione. Il totale svuotamento dei BINS viene inoltre garantito dalla presenza di fori di scolo alla base del tubo di troppo pieno che fanno sì che l’acqua rimasta sul fondo del BIN passando attraverso tali fori venga convogliata nel tubo di troppo pieno del BIN inferiore e quindi nei canali di raccolta per essere recuperata e riciclata. Tale funzione è particolarmente vantaggiosa soprattutto per impianti collocati a notevole distanza dal mare con difficoltà di disporre di acqua marina.

Significati di alcune parole contenute nel sito Tecno Impianti:

Carboni attivi: I carboni attivi sono dei materiali, contenenti principalmente carbonio sottoforma di microcristalli di grafite, trattati in modo da ottenere una struttura porosa con una vasta area superficiale interna. Grazie a queste caratteristiche essi sono in grado di assorbire molti tipi di sostanze, attraendo le molecole nella loro superficie interna. Tutti i carboni attivi sono caratterizzati da un ramificato sistema di pori di diverse dimensioni (fig.1.1): mesopori (d=2-50 nm), micropori (d=0.8–2.0 nm) e submicropori (d≤0.8 nm) che si diramano da macropori (d≥50 nm). Un’ investigazione a raggi x ha rilevato che gli arrangiamenti irregolari degli atomi di carbonio sono rotti da numerose fessure (pori) che si possono idealmente assimilare a forme cilindriche. L’alto numero di pori molto piccoli (micropori e submicropori) è la causa della sua ampia superficie interna e ne determina le capacità adsorbenti. L’uso del carbone di legna come adsorbente medico ed agente di purificazione si ritrova già nell’antico Egitto, come testimoniano alcuni papiri risalenti al 1550 a.C. Dalla distillazione secca di ossa di animali sgrassate si otteneva il carbone animale; la sostanza organica contenuta nelle ossa veniva in parte volatilizzata, dando un liquido nerastro detto olio animale di Sieffel, e in parte restava insieme alla sostanza minerale delle ossa formando un carbone dalle proprietà decoloranti e depurative che fu usato in Inghilterra nel 1811 per ottenere la prima decolorazione a livello industriale. Il carbone animale è formato in realtà principalmente da calcio fosfato e la quantità di carbonio è piuttosto modesta. Per avere i primi veri carboni attivi si dovrà attendere fino al brevetto di R. Von Ostrejko nel 1909, che prevedeva il riscaldamento di carbone di legno con vapore e anidride carbonica in una fornace designata allo scopo. Nel 1911 in Olanda Norit NV iniziò l’attivazione commerciale di torba usando il vapore, mentre il primo brevetto per l’attivazione chimica di segatura con cloruro di zinco è descritto dall’associazione austriaca per la produzione chimica e metallurgica e fu operato nel 1915 da Bayer. E’ negli Stati Uniti durante la prima guerra mondiale che fu invece sviluppata l’attivazione di carbone da noci di cocco per l’impiego nelle maschere antigas. Il carbone attivo è stato prodotto su scala industriale solo dalla prima metà del ventesimo secolo, da quando cioè è stato ricavato da materia vegetale per essere utilizzato nella raffinazione dello zucchero. Il campo di applicazione di questi materiali è talmente vario che attualmente esistono oltre 1500 brevetti di fabbricazione diffusi in tutto il mondo. Durante le prime decadi di questo secolo, i carboni attivi sono stati usati soprattutto per la purificazione di prodotti dell’industria chimica, farmaceutica e alimentare, nonché per il trattamento dell’acqua ad uso potabile. Negli ultimi anni l’attenzione per le problematiche ambientali ha permesso lo sviluppo di tecnologie innovative che impiegano i carboni attivi per il controllo delle emissioni inquinanti. I moderni mezzi di produzione permettono di ottenere carboni attivi con caratteristiche fisiche specifiche per l’utilizzo a cui il carbone è destinato. A tal fine vengono selezionate con cura le materie prime e viene eseguita l’attivazione operando in condizioni rigorosamente controllate. Il carbone attivo si ottiene da diverse sostanze ricche di carbonio, sottoposte a carbonizzazione ed attivazione. Le sostanze usate possono essere: lignite; - litantrace; - torba; - noce di cocco; - gusci di mandorla; - segatura e legni vari; antracite. Le proprietà superficiali che ne derivano sono funzione sia del materiale base che della procedura di attivazione per cui sono possibili molte variazioni. Il tipo di materiale base da cui deriva il carbone attivo va ad influire anche sulla distribuzione dei pori e sulle caratteristiche di rigenerazione. A causa della grande varietà nelle proprietà dei carboni attivi non esiste una nomenclatura standardizzata. I gruppi di prodotti possono essere classificati secondo l’ aspetto, la distribuzione del raggio dei pori o il tipo di impiego. Classificazione per aspetto: carbone in polvere (PAC- Powdered Actived Carbon) costituito da materiale molto fine, si utilizza quando sono richiesti piccola area interna e pori piuttosto grandi, come ad esempio nella rimozione di inquinanti in reattori batch - carbone granulare (GAC – Granular Actived Carbon) di dimensioni 0,5-1,5 mm;è richiesto se si desidera una grande area interna e pori piccoli, come nel caso di filtri a letto impaccato - carbone a pellets cilindrici o sferici - fibre di carbone attivo (ACF) - carbon fossile attivato (coke attivo). Classificazione per tipo di impiego: carboni decoloranti; carboni per trattamento acque reflue; carboni catalizzatori; carboni per acqua potabile; carboni per recupero solventi. Inoltre i carboni attivi si possono distinguere in: carboni per il trattamento di gas, principalmente costituiti da micropori che permettono l’ingresso di minime quantità di liquidi - carboni per il trattamento di fasi liquide, caratterizzati da un’ampia distribuzione dei pori che consente l’ingresso dei liquidi nel carbone. Nella pratica industriale la classificazione viene fatta in base alla distribuzione del diametro dei pori, essendo questa in stretta relazione con la dimensione delle molecole di gas che possono essere assorbite. Negli ultimi anni sta nascendo un’interessante prospettiva di riutilizzo dei pneumatici usati per la produzione di carbone attivo. Ogni anno nel mondo sono generate più 5 milioni di tonnellate di pneumatici che permangono nell’ambiente per un lunghissimo periodo di tempo essendo stati progettati per essere estremamente resistenti alla degradazione chimica e biologica. Attraverso il processo di pirolisi, ossia la decomposizione termica dei componenti della gomma in assenza di ossigeno, è possibile decomporre i pneumatici ed ottenere carbone attivo con discrete capacità adsorbenti. Grazie alla sua caratteristica idrofobica il carbone attivo è particolarmente adatto ad assorbire sostanze organiche non polari; ciò permette un notevole impiego nel controllo dell’inquinamento dell’aria e nel trattamento delle acque reflue. Inoltre si verificano delle reazioni catalitiche sulla superficie dei carboni attivi e quindi viene impiegato anche come catalizzatore o supporto di catalizzatore. Il carbone attivo infatti contiene non solo carbonio, ma anche piccole quantità di ossigeno, azoto, zolfo e idrogeno che sono chimicamente legati nella forma di diversi gruppi funzionali: carbonili, carbossili, fenoli, lattone e altri. Tali gruppi possono formarsi durante o dopo il processo di attivazione dall’azione dell’aria o del vapore acqueo e danno solitamente ai carboni la caratteristica di solidi acidi (raramente basici). Naturalmente il carbone attivo non adsorbe efficacemente tutti i prodotti chimici organici. Le classi meno adsorbite includono i prodotti organici più solubili, quali l’alcool e gli acidi organici. I carboni attivi sono sorprendentemente efficaci anche nella rimozione delle sostanze inquinanti inorganiche. Sia gli anioni che i cationi vengono rimossi dalle acque con l’utilizzo del carbone attivo. Il carbone esibisce l’adsorbimento preferenziale per la specie cationica ed è stato definito il seguente ordine di preferenza: H+>Al+3>Ca+2>Li+>Na+>K+. Per gli anioni lo ione preferito è NO3-. Il pH svolge un ruolo importante nell’assorbimento di questi ioni, il pH basso è indice di grandi quantità dello ione H+ (il più affine), che può prendere lo spazio d’altri ioni sui luoghi potenziali d’adsorbimento. La rimozione degli inquinanti si ottiene pertanto solo a concentrazioni molto basse di questi ioni. Per esempio i filtri in acqua potabile in carbone sono spesso utilizzati per ridurre le concentrazioni da 100 ppb a 15 ppb. Tutti i materiali grezzi usati per la produzione di carbone attivo contengono componenti minerali che diventano concentrati durante il processo di attivazione. I composti inorganici usati nell’attivazione chimica sono spesso rimossi solo parzialmente. Come già anticipato nel capitolo precedente quasi tutti i materiali contenenti carbone possono essere usati per produrre carbone attivo: legno, gusci di noce, torba, antracite, lignite, noccioli di frutta e altri materiali di scarto. Cellulosa e polimeri organici sono usati per la produzione di fibre e carbone attivo sferico. Il grado di attivazione varia molto a seconda del materiale di partenza. Esistono due metodi principali di attivazione: Ø Attivazione chimica: Si usa generalmente per segatura e torba ed è basata sull’azione deidratante di alcuni composti chimici come per esempio l’acido fosforico o il cloruro di zinco. La temperatura a cui avviene è compresa tra i 400 e i 1000°C. Dopo la rimozione dell’agente chimico attraverso un’estrazione resta la struttura porosa del carbone attivato. Ø Attivazione gas: Viene usato gas contenente ossigeno o anidride carbonica. Alla temperatura di 800-1000°C alcuni dei materiali di partenza si decompongono producendo numerosi pori estremamente piccoli e cricche. La resa dipende dal grado di attivazione: ad un alto grado di attivazione è associato ad una bassa resa, che può essere compresa tra il 20 e il 60%. La produzione di carbone attivo può essere fatta in forni rotativi, fornaci multiple, fornaci ad albero verticale o del tipo a letto fluido. I più usati sono i forni rotativi, adatti alla produzione di particelle di dimensioni che vanno dalla polvere a materiale granulare ai pellets cilindrici. Come già detto i fattori più importanti che determinano le proprietà del carbone sono il volume dei pori, la distribuzione della dimensione dei pori e il tipo di gruppi funzionali sulla superficie. Essi sono influenzati dal tipo di materiale di origine e dal processo termico ed è quindi necessaria una particolare attenzione durante il processo di attivazione in modo da ottenere il prodotto voluto. La carica di carbone attivo una volta esaurito il suo potere di adsorbimento per saturazione, indicato come caduta dell'indice di benzene, deve essere sostituita o rigenerata. La sostituzione del carbone comporta comunque per l'utilizzatore degli oneri, oltre all'acquisto di materiale nuovo, quali la cessione del rifiuto a smaltitori o ad aziende che provvedono al recupero mediante rigenerazione. In genere sono le stesse ditte produttrici di carboni attivi che assicurano un recupero pressoché completo della matrice di carbone con riattivazione ottimale dell'attività e reintegro della frazione che va perduta nel trattamento. In genere la rigenerazione viene effettuata con desorbimento ad aria calda e la combustione ad elevata temperatura degli inquinanti desorbiti. Tale trattamento comporta la perdita di una piccola quantità di carbone che viene reintegrata con materiale fresco. La perdita di materiale è da attribuire sia alla combustione del carbone ad alta temperatura sia all'asportazione di materiale polverulento, a seguito della demolizione che interviene nella struttura dei carboni.

Ozono: è un gas dall'odore caratteristico, le cui molecole sono formate da tre atomi di ossigeno. Christian Friedrich Schönbein ne fu lo scopritore, durante esperimenti di ossidazione lenta del fosforo bianco e di elettrolisi dell'acqua. Presente negli strati alti dell'atmosfera, si forma da molecole di ossigeno in prossimità di scariche elettriche, scintille, fulmini. La sua struttura chimica è un ibrido di risonanza tra tre formule limite possibili che ne fa una molecola estremamente reattiva. È un energico ossidante e per gli esseri viventi un gas altamente velenoso. È tuttavia un gas essenziale alla vita sulla Terra per via della sua capacità di assorbire la luce ultravioletta; lo strato di ozono presente nella stratosfera protegge la Terra dall'azione nociva dei raggi ultravioletti UV-B provenienti dal Sole. Proprio per la loro capacità di distruggere lo strato di ozono della stratosfera, i freon sono stati banditi dalla produzione e dall'utilizzo. L'ozono non è stabile sul lungo periodo e non viene pertanto prodotto e commercializzato in bombole come gli altri gas industriali. Viene generalmente preparato al momento dell'utilizzo attraverso apparecchi detti ozonizzatori che convertono l'ossigeno dell'aria in ozono tramite scariche elettriche. Dato il suo potere ossidante, l'ozono viene impiegato per sbiancare e disinfettare, in maniera analoga al cloro. Tra gli usi industriali dell'ozono si annoverano i seguenti: disinfezione dell'acqua negli acquedotti; disinfezione dell'acqua delle piscine; disinfezione dell'acqua destinata all'imbottigliamento; disinfezione di superfici destinate al contatto con gli alimenti; disinfezione dell'aria da spore di muffe e lieviti; disinfezione di frutta e verdura da spore di muffe e lieviti; ossidazione di inquinanti chimici dell'acqua (ferro, arsenico, acido solfidrico, nitriti e complessi organici); ausilio alla flocculazione di fanghi attivi nella depurazione delle acque; pulizia e sbiancamento dei tessuti; abrasione superficiale di materie plastiche e altri materiali per consentire l'adesione di altre sostanze o per aumentarne la biocompatibilità; invecchiamento accelerato di gomme e materie plastiche per verificarne la resistenza nel tempo.

Batteri: sono microrganismi unicellulari, procarioti, detti anche schizomiceti, di dimensioni di solito dell'ordine di pochi micrometri, ma che possono variare da circa 0,2 dei micoplasmi fino a 30 micron di alcune spirochete. Secondo il sistema tassonomico proposto da Robert Whittaker nel 1969, insieme alle alghe azzurre (Cianoficee) costituiscono il regno delle Monere. La più recente classificazione (1990) proposta da Carl Woese riconosce tre domini: Bacteria, Archaea ed Eukarya (comprendente tutti gli eucarioti, sia uni- che multi-cellulari). I prokaryota si distinguono in due gruppi principali: archeobatteri ed eubatteri. I primi vivono spesso in situazioni di temperatura e pH molto inospitali, ma hanno caratteristiche (metaboliche, genetiche, strutturali) simili agli eucarioti. Gli eubatteri comprendono la maggior parte dei restanti batteri; alcuni gruppi sono i micoplasmi, le rickettsie, gli attinomiceti, le spirochete, le pseudomonadi, e gli azotofissatori. Fra loro si distinguono per forma in: Bacilli: a bastoncino; Cocchi: a sfera; se si dispongono a coppia si chiamano diplococchi, a catena si chiamano streptococchi, a grappolo si chiamano stafilococchi; Spirilli: a spirale; Vibrioni: a virgola; Spirochete: con più curve. I batteri hanno in comune una struttura di base, che comprende una parete cellulare, che è una strutura caratteristica della cellula procariote, e, al di sotto della parete, una membrana cellulare: su di essa si trovano quasi tutti gli enzimi che svolgono le reazioni metaboliche, poiché i batteri sono privi di organuli intracellulari, tranne i ribosomi 70S. Manca una membrana nucleare, poiché il "cromosoma" è circolare e a contatto col citoplasma; possibile presenza di plasmidi esterni al cromosoma. Nel citoplasma sono presenti granuli di riserva. Possibile presenza di fimbrie o di uno o più flagelli, atti al movimento. La parete cellulare può essere rivestita esternamente da una capsula, formata di regola da polisaccaridi secreti dai batteri. Nel caso di Bacillus anthracis, la capsula è composta da polipeptidi dell'acido D-glutammico. La presenza di capsula conferisce alle colonie batteriche un aspetto "liscio" o "mucide", mentre quelle prive di capsula manifestano un aspetto "rugoso". La funzione della capsula è di proteggere la cellula procariote dalla fagocitosi e dai virus. Per procedere all'identificazione del ceppo batterico, si usano le seguenti metodologie: riconoscimento a microscopio ottico od elettronico, la colorazione di Gram, la morfologia, l'aspetto della coltura, la mobilità, la capacità a produrre spore, l'acido-resistenza e l'esigenza di condizioni aerobiche o anaerobiche per la crescita; altre prove sono di natura biochimica, quali la valutazione della capacità del microrganismo di utilizzare particolari terreni (con conseguente generazione di acidi e/o gas), di produrre particolari enzimi (p. es. catalasi, fosfatasi), oppure di ridurre od ossidare determinati componenti. La colorazione di Gram è una delle metodologie più utilizzate e si basa sulla distinzione delle caratteristiche della parete: una struttura con più peptoglicani si colora, Gram positivo; una minor presenza di peptoglicani contraddistingue i Gram negativi. Anche per questo è necessario porre particolare attenzione alla preparazione dei terreni.

THE COMPANY

In Riccione, at the centre of the Adriatic Sea coastline, where the sea tradition has its strongest roots, TECNO IMPIANTI has its own head office. This company is a leader in the planning, manufacturing, marketing and installing of aquaria fish-farms and industrial plants for the maintaining of crustaceans, fish and edible molluscs with lamella gills. In the real estate shed, placed in 32, Montefeltro Road, the manufacturing of these plants is based on the complete blend between the technological and the most advanced engineering solution, and the care and precision of the handicraft manufacture. All these elements contribute to transform every single plant in a highly finished product. Almost a " hall-mark'' that allowed TECNO IMPIANTI to spread out on the whole national territory and to obtain, among its customers, very important chains of big department stores and wholesalers of large share fish products.

THE PRODUCTION

Starting from the assumption that the needs of our Customers are at the core of our activities, all our Company strategies are oriented in this direction. So much so, that in the last more than ten years, since its birth, TECNO IMPIANTI has been building an absolutely prestigious role on the Italian market, both for the reliability of its products and their ongoing technological improvements. A proof of the validity of this Company's winning strategy has precisely come out of the main national and international fair exhibitions the company has always taken part to. The same happened with the opinions of the sector's press that was several times interested in Tecno Impianti. So, it should be rightly asserted that the Company, with its wide range of plants, is able to give well-founded, highly efficient answers to the needs of the fish market and, particularly, to the marketing of fish products and live edible molluscs.

THE RESEARCH

The first handicraft steps taken in the "home courtyard" saw the building of the first aquaria fish-farms, aimed at restaurants and fishmonger's, with the use of insulated glass structures, stainless glass and wood. Since then, many steps forward have been made with the production of the first aquaria bodies with polyvinyl material and, particularly, with PVC and VTR (fiberglass reinforced plastic). A route that gradually improved the professional skills of the staff in the task of choosing the most suitable materials to be used, in the selection of the dies and the search for the best bands for the body production, in the planning and manufacturing of the prototypes. The excellent reply of the market, thanks to the refined design of our products, but, first and foremost, thanks to the thoroughness and efficiency of the plants, convinced the Company itself to have found the way to success, constantly stimulating the willingness to obtain an ongoing improvement, both on the project side and in the search for the best technological solutions. Throughout this ongoing growth, TECNO IMPIANTI has never abandoned its handicraft-accuracy and thought of turning to prestigious Research Institutes in order to test its plants, as a guarantee of absolute reliability for the Customer. In cooperation with Professor Angelo Savino, Hygiene Department of the University of Perugia (Italy), an experimentation project "on the ground" has been conducted. This testing certified that Tecno impianti's plants are the best option you can find for the bacterial sterilisation of culture water and for the complete functionality of the system. The cooperation with Academic Research has become part of our comprehensive company strategy.

THE NEW COMPANY STRATEGY

The aim of the Company is that of integrating the production sector and the marketing and Customer assistance phases at best. The production sector has been widely described in its operational strategies, whereas the Customer assistance service, though thoroughly satisfactory, can be further improved in order to raise the Customers' trust in TECNO IMPIANTI's plants and aquaria fish-farms. In the next few months our personnel will be improved and increased, both in the production and in the marketing sectors. This is aimed at making the Customer feel more "comfortable", so as to have always the chance to get immediately in touch with the Company. All these initiatives have been taken both to facilitate the purchase of new products and in view of the resolution of problems. These empowering measures have already been estimated within the Company budget and will be immediately carried out.

THE NEW TECHNOLOGY

This is a closed circuit purification plant used to purify and keep alive and lively the molluscs and it has the peculiar modular form. It is made up of a series of plastic containers, called BINS that are connected to each other in a manner that allows to develop the plant in height, length and depth without any limit. Every plastic container (BIN) is constituted as follows: in the lower part there is a stainless steel grid on which the molluscs rest. Under this grid, through a quick coupling, a mixture of air and water is introduced. This mixture is introduced with a light pressure into the BINS, and, thanks to the little holes that are present in the grid, it follows a bottom-up way inside the BINS causing the mixture of the water that is therefore aerated and purified. In this way the impurities are suspended in the water and the drain pipe in the BIN makes them flow away with the waste water. The impurities go to the single waste pipe of the BIN either directly to the main drain pipe or to the waste pipe of the lower BIN, without slightly contaminating the contents of the BIN below. The water with the impurities is conveyed to the filtering system, which is made up of various steps: pre-filtering, skimmering, filtering, cooling. After this process, the water is disinfected through a UV-C rays sterilizer and is afterwards put into circulation again. The water flowing in every single BIN is guaranteed by a sluice gate that is connected to the BIN through a quick coupling. There is another pipe connected to the coupling pipe, it is the air intake that enables the water to mix with air before going into the BIN, thanks to the “Venturi effect”. Every single BIN can be isolated from the rest of the plant by simply shutting down its sluice gate and disconnecting the quick coupling. The isolated BIN can be removed from its housing by means of a lift truck, it can be emptied of its contents, filled with molluscs again, and reconnected to the purification plant. Moreover, the BINS can be entirely emptied also through the drain holes put at the base of the waste pipe. These holes make it possible for the water that remained on the bottom of one of the BINS to pass down to the waste pipe of the lower BIN and in so doing to be conveyed to the gathering channels in order to be recycled. This function is particularly favourable, above all for those plants placed far away from the sea and with difficult access to seawater.

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